Tenerife: Il Vulcano Teide

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Capitolo 1/3

Sono arrivato!

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Partii da Huelva con un traghetto. In quarantotto ore sarei giunto a Santa Cruz de Tenerife.

Ebbi modo di fare amicizia con tre ragazzi tedeschi, desiderosi di praticare surf nel nord dell’isola e insieme a noi, si unii una meravigliosa ragazza proveniente dal sud della Spagna, con la quale mi ritrovai a ballare a mezzanotte sotto un cielo stellato.

Nella maggior parte del tempo, mi ritrovai a fare da traduttore, dallo spagnolo all’inglese e viceversa.

Bizzarra come cosa, se ripenso al fatto che fino a poco tempo prima non sapevo minimamente ne l’una ne l’altra.

Quando arrivai erano circa le 4 del mattino, dopo aver raggiunto a piedi l’auditorium a Santa Cruz de Tenerife, decisi di stendere il mio sacco a pelo sulla terrazza, volevo dormire le poche ore che mi restavano prima che sorgesse il sole.

Arrivai a Tenerife il 5 agosto.

Hola! ¿Cómo estás?

Al mattino non fu il suono prodotto dalle onde dell’oceano a svegliarmi, ma il passo pesante di alcune guardie di sicurezza, che facevano il giro dell’edificio.

Scesi velocemente dalla terrazza e iniziai a passeggiare intorno all’Auditorium, finche non udii un lungo e prolungato “Yeaaaah” che attiro subito la mia attenzione.

slow travel, Tenerife, viaggio lento, racconti di viaggio, avventure, isole canarie, viaggi a piedi, cambiare vita, downshifting, scalo di marcia, libertàIn lontananza, con passo lento si avvicinò Eric, il mio carissimo amico conosciuto, sul cammino di Santiago.

Ci abbracciamo a lungo, ridendo emozionati in mezzo a tutta la gente che ci passava a fianco. Sembrava passata un’eternità dall’ultima volta che ero stato in sua compagnia.

Una birra al bar era d’obbligo, dove per circa due ore, non facemmo altro che raccontarci di cosa avevamo vissuto dopo Fisterra.

Con il sorriso spalancato sui nostri volti, ci dirigemmo al primo ostello a Laguna.

Fisterra

Incontrai Eric, dopo circa una settimana che mi trovavo sul cammino di Santiago.

Fin da subito, come per molte altre persone, ebbi la sensazione di conoscerlo da tutta la vita. Passammo molti giorni insieme, ma fu a Fisterra che le nostre strade si dovettero momentaneamente separare. Una ad una, tutte le persone incontrate e con la quale avevo condiviso una profonda parte di me, se ne stavano andando proprio da li. Molti con le lacrime agli occhi, chi perduto nel suo universo di pensieri e chi sorridendo ripartiva per una nuova avventura.

Per me Fisterra fu un contrasto estremamente forte di emozioni, spesso mi isolavo per ore passeggiando  sulla spiaggia in preda ai miei pensieri.

Eravamo li da circa due settimane, il giorno della sua partenza con gli occhi colmi di lacrime ci abbracciamo, con la promessa di rivederci sulle isole Canarie. Lui e la nostra Amelie, attraversarono la strada per dirigersi verso la fermata del bus. Improvvisamente, sculaccio con mano salda il sedere di lei, urlando “Let’s go” e ridendo partirono per tornare a casa.

Come raggiungiamo il Teide?

Da giorni stavamo idealizzando di intraprendere il percorso, che ci avrebbe portato sulla cima del Teide. Il terzo vulcano più alto del mondo, la montagna più alta di tutta la Spagna. Fu cosi, che raggiungemmo Puerto de la Cruz. La nostra idea era che da li avremmo avuto più chance di incontrare qualcuno che ci potesse dare un passaggio in auto.

Raggiungere il Teide non fu per niente facile come speravamo.

Esattamente a Montaña Blanca c’è un piccolo parcheggio dove si può lasciare l’auto, da li comincia il vero sentiero che richiede all’incirca sei ore di cammino. Causa Covid, i mezzi pubblici per quella zona erano sospesi e noleggiare un’auto era impensabile date le alte tariffe. L’alternativa era di affidarci a un’agenzia che ci avrebbe fatto fare un giro turistico, portandoci direttamente al teleferico (se c’è forte vento lo chiudono, e c’è spesso forte vento).

Puerto de La Cruz

Nel nostro ostello organizzavano delle gite per 45 euro a testa, inutile dire che non la prendemmo nemmeno in considerazione.

Decidemmo allora di percorrerla a piedi, partendo da Los Realejos.

Insieme a noi, visto la follia del progetto, si unì Danilo, anche lui un girovago come noi.

Fu cosi che partimmo, senza avere una minima idea di cosa ci aspettava, tanto che già di prima mattina, fummo in grado di sbagliare pullman.

Il bus era quasi giunto alla fermata designata, ormai pronti per scendere ci caricammo gli zaini in spalla. Fu un secondo e nemmeno a farlo apposta a dieci metri del punto interessato, il pullman tornò indietro e si diresse da tutt’altra parte.

Io e Eric osservavamo increduli la scena, lui con occhi sbarrati e bocca spalancata esclamò un prolungato “Noooo” per poi spalmare il viso contro il suo stesso zaino.

Erano le 10 di mattina e nel pullman si udivano solo le nostre risate.

Si comincia!

slow traveller, teide, vulcano, trekking, Tenerife, viaggio lento, racconti di viaggio, avventure, isole canarie, viaggi a piedi, viaggiatori lenti, cambiare vita, libertà, viaggiatori a tempo indeterminatoRimediammo in fretta all’errore, giungendo poco dopo a Los Realejos (420 m. dal livello del mare), poco più distante iniziava il nostro sentiero. Il percorso che abbiamo intrapreso non è segnato su alcuna guida, infatti per farlo ci eravamo affidati a Google Maps e a un po’ di intuito.

La strada asfaltata, rilasciava un calore asfissiante; il sentiero, si apriva con una forte pendenza e in più, tutto il percorso era sotto il sole cocente. Reduce del cammino di Santiago, lo avevo sottovalutato trovandomi già nei primi passi, a patire un’enorme fatica.

Fu un bagno di sudore. Dopo nemmeno un’ora, maglia e pantaloncini ne erano completamente grondanti. I muscoli dolevano, lo zaino era dannatamente pesante e avevamo appena iniziato.

Forse, fare colazione con un paio di lattine di birra, non era stata una buona idea.

La prima sorgente

acqua, filtro, camminare, cammini, escursioni, escursionisti, Teide, vulcano, Tenerife, trekking, slow travel, viaggio lentoCon il forte calore che si percepiva quel giorno, l’acqua era di fondamentale importanza. Portavamo con noi diverse bottiglie piene, perché sapevamo per certo che per tutto il percorso non avremmo mai trovato una fontana a cui fare affidamento.

Nuovamente le ultime parole famose.

acqua, filtro, camminare, cammini, escursioni, escursionisti, Teide, vulcano, Tenerife, trekking, slow travel, viaggio lentoNeanche a farlo apposta, dopo qualche ora, Eric trovò seguendo il corso di un fiumiciattolo, un piccolo lavabo dalla quale scorreva dell’acqua. Urlando di gioia, come se non vedessimo acqua da giorni, tutti e tre ci lanciammo alla sorgente. Era chiaramente da filtrare, lo si poteva notare da tutte le piccole sostanze che galleggiavano qua e la.

E così i miei due compagni la filtrarono, grazie a delle apposite borracce che si portavano appresso. Io senza pensarci due volte, infilai la testa sotto il rubinetto, rinfrescandomi, bevendo, spogliandomi e immergendo i vestiti sotto l’acqua.

Ero visibilmente disperato.

Un intenso piacere

Uno dei momenti che ricordo con particolare emozione, fu quando ci trovammo all’interno della fitta vegetazione. Era primo pomeriggio, ricordo che stavamo facendo una piccola sosta, per mangiare un po’ di panini che ci eravamo portati appresso.

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Circondati dal verde; la via era riboccante di profumi, esalate da fiori e piante.

Il profumo così delicato di quella vegetazione, mi portò a un parziale benessere fisico e mentale.

Teide, vulcano, Tenerife, viaggio lento, racconti di viaggio, avventure, isole canarie, viaggi a piedi, cambiare vita, downshifting, scalo di marcia, libertà, vulcano teideImmerso nei meandri della mia mente, cercavo di riconoscerne le varie essenze presenti nell’aria. Non ero in grado di distinguere quel meravigliosa aroma e decisi così, di godere appieno di quel momento, che mi riportò, per alcuni istanti sul Cammino di Santiago.

Lo potevamo vedere dalla strada, più volte ci si presentava davanti a noi come la montagna maestosa che era, ma sempre così lontana.

Stavamo camminando da ore solo per raggiungere il percorso ufficiale, dove da lì ci sarebbero volute altre sei ore

Las Cañadas del Teide

Io, ultimo della fila, stavo ormai trascinando i piedi dalla fatica tanto che, i miei compagni erano a un paio di kilometri davanti a me. Fui notato da una coppia di ragazzi in auto, mentre stavo sdraiato al bordo della strada, a riprendere fiato. Si accostarono poco distanti a me e, la prima cosa che fecero fu offrirmi una bottiglia di acqua fresca. Ringraziai più volte quella giovane coppia, l’acqua che portavo appresso era calda e quasi del tutto imbevibile. Quando ripartirono, mi sbracciai dal mezzo della strada per ringraziarli nuovamente, andai avanti così, finché non girarono l’angolo e sparirono.

Erano ormai le sei di pomeriggio quando giungemmo a Las Cañadas del Teide. Eric mi aspettava di fronte a un piccolo bar, urlando “Michele…. Cerveza?”

Inutile dire che feci uno scatto verso quella che mi parve un’oasi.

Montaña Blanca

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Mangiammo e bevemmo, non curanti del fatto che di fronte a noi avevamo ancora un percorso lungo e tortuoso.  

Camminammo per altre due ore in quello che parve un deserto fatto di rocce rosse. Un panorama incredibilmente surreale, quasi totalmente privo di vita. Alle nove di sera, senza più un filo di energia ci trovavamo all’inizio del sentiero segnato. Da li mancavano all’incirca altre sei ore, per giungere alla cima.

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Sostammo in quel punto per una decina di minuti, seduti su delle rocce. Io iniziai a pensare, che non ce l’avremmo mai fatta ad arrivare fino al rifugio. A circa due ore dalla cima si trova il Rifugio di Altavista a La Rambleta, chiuso. Ma lì vicino c’è a disposizione di tutti un bivacco. Il nostro obbiettivo, era giungere a quel bivacco per dormire qualche ora. Il sole stava tramontando e il calore, che tanto ci aveva logorato, si stava lentamente alleviando, lasciando spazio a un leggero venticello.

La vera difficoltà comincia ora…

La salita da quel momento fu molto più impegnativa, le tante ore di cammino accumulate durante il giorno e l’estrema stanchezza, ci portano a vivere quelle ultime quattro ore come se fossero le più lunghe di sempre.

teide, Tenerife, viaggio lento, racconti di viaggio, avventure, isole canarie, viaggi a piedi, cambiare vita, downshifting, scalo di marcia, libertàLa pendenza di quel tratto arrivava a superare il 60%. Corpo e mente erano ormai alla deriva, ogni passo innescava un incredibile dolore fisico. Lo zaino, era un macigno sulle spalle, nonostante dentro avessi solo pochi chili. I piedi erano interamente coperti da polvere e in alcuni punti intravedevo delle macchie di sangue. Ormai da mesi camminavo con dei sandali con la suola in Vibram, ma in quel tratto i sassi mi raschiarono più volte la pelle.

L’intero percorso era in mezzo alle rocce, più si andava avanti maggiore era la difficoltà nel trovare il sentiero e di non perdere l’equilibrio con il rischio di cadere. Il buio prese presto il passo, e dovemmo usare i frontali che ci eravamo portati appresso.

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"Chi sono io?"....Fu il porsi una semplice domanda, che mi portò a rivoluzionare completamente la mia vita. Costante negli anni, mi ritrovavo a girare sulla famosa ruota del criceto, rendendomi conto che questa, mi stava privando di qualcosa che sentivo nel profondo. Ero infelice, con una profonda guerra interiore, fu allora che decisi di cambiare radicalmente la mia vita, dovevo farlo unicamente per me stesso, per dare risposta alle tante domande che si annidavano nella mia mente e per dare pace alla mia anima costantemente in guerra. Mi chiamo Michele Bosio e il 21-05-2021 sono partito per girare il mondo. Ho avuto la forza di lasciare tutto per sentirmi veramente libero come da tempo sognavo e ora poco alla volta sto scoprendo il mondo che ho sempre sognato di vedere. Oggi a distanza di mesi, la vita nella sua costante imprevedibilità, mi da la pace e le risposte che cercavo da anni.

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