Via Francigena: viaggiare come si faceva un tempo

Escursionista solo con bastone cammina tra campi ondulati e cipressi al tramonto lungo la Via Francigena; colline morbide sullo sfondo.

C’era un tempo in cui automobili, treni e biciclette non esistevano, e camminare per chilometri era spesso l’unico modo per raggiungere il villaggio o il mercato più vicino. Viaggiare significava affidarsi al cielo, ai sentieri, all’esperienza di chi era passato prima. Orientarsi richiedeva attenzione, intuito, memoria. Non c’erano turisti nel senso moderno del termine: c’erano pellegrini, mercanti, messaggeri, esploratori. I fiumi dissetavano i viandanti e la natura, quando possibile, offriva lungo la strada frutti, semi e bacche.

Escursionista solo con bastone cammina tra campi ondulati e cipressi al tramonto lungo la Via Francigena; colline morbide sullo sfondo.

Erano tempi duri, certo, ma forse anche più intensi. L’acqua di una fonte, dopo molte ore di cammino, aveva il sapore di una vera ricompensa. Anche delle ciliegie appena colte, magari imperfette e ammaccate, potevano sembrare preziose dopo una lunga giornata trascorsa a piedi, nel silenzio e nella fatica.

Gruppo di camminatori con zaini percorre una strada bianca tra campi verdi e colline con cipressi; borgo all’orizzonte in luce pomeridiana.

Anche questo desiderio di riavvicinarmi a un modo più essenziale di viaggiare è tra le ragioni che mi hanno spinto a mettermi in cammino. Da alcune settimane sto percorrendo un tratto della Via Francigena nel Nord Italia e sto riscoprendo, passo dopo passo, il senso del viaggio lento. È un’esperienza impegnativa: ogni sera arrivo stanco, a volte svuotato. Eppure, insieme alla fatica, sento nascere una forma particolare di energia, una vitalità difficile da descrivere, che spesso svanisce appena si torna alla normalità quotidiana.

Cartello turistico marrone “via Francigena” con icona pedoni; strada bianca tra campi di cereali e cipressi sotto cielo nuvoloso.

Riflessioni durante il cammino

Camminando, mi torna spesso in mente quanto la vita nelle città ci allontani dalla capacità di riconoscere il valore delle cose semplici. La fretta, il rumore, le comodità continue e la sovrabbondanza di stimoli finiscono per coprire ciò che ci circonda: l’aria fresca, il canto degli uccelli, la luce della luna, un arcobaleno dopo la pioggia, un fiore che cresce ai margini della strada. Sono presenze elementari, ma tutt’altro che piccole. Eppure le trattiamo come se fossero scontate, mentre intorno a noi l’ambiente si impoverisce, gli ecosistemi si fanno più fragili e perfino il cielo stellato, in molti luoghi, scompare dietro la luce artificiale.

Strada bianca tra colline verdi con fiori di campo e segnavia della Via Francigena in primo piano.

Lungo i sentieri della Via Francigena, però, ci sono ancora momenti in cui si percepisce con chiarezza che non tutto è perduto. Lontano dalle città, il cielo torna a mostrare le stelle. Nei boschi si incontrano lepri, libellule, scoiattoli, uccelli. L’aria cambia davvero, e il paesaggio sembra restituire al corpo e alla mente un ritmo più umano.

Viene spontaneo domandarsi per quanto tempo potremo ancora godere di questi beni così semplici e così essenziali. Il timore è che un giorno ci sembreranno eccezionali cose che dovrebbero restare normali: respirare bene, bere acqua limpida, alzare lo sguardo e vedere la Via Lattea.

Fontana in pietra al Santuario di Oropa (Biella) con mestoli in metallo appesi a catene sopra il bacino; dettaglio del pozzo nel cortile.

Fontana di Oropa, a Biella, lungo una variante della Via Francigena.

A passo leggero sulla Via Francigena

Mappa stilizzata della Via Francigena italiana con percorso segnato e principali città indicate da Aosta a Roma, includendo Vercelli, Pavia, Piacenza, Parma, Lucca, Siena e Viterbo; profilo costiero ligure–tirrenico in blu.Viaggiare in questo modo porta con sé anche un altro effetto, meno evidente ma molto concreto: riduce il rumore mentale. Lontano dalle notifiche, dalla connessione continua e dall’urgenza di controllare tutto, la mente si fa più quieta. Si torna a leggere con calma, ad ascoltare, a stupirsi. Si ritrova persino il piacere di una conversazione semplice, magari con una persona anziana del luogo, capace di raccontare il territorio meglio di qualsiasi guida.

Questi incontri, apparentemente piccoli, spesso lasciano qualcosa di duraturo. Il viaggio lento ha anche questo potere: rimette al centro il tempo, restituisce peso alle relazioni e rende più nitide le cose che contano davvero. Ancora di più quando il cammino viene condiviso con un compagno di strada.

Nei prossimi articoli spero di raccontare altre riflessioni e altre esperienze vissute lungo la Via Francigena. Finché ci saranno energia, curiosità e voglia di partire, il cammino continuerà. Nel frattempo, vi invito a esplorare anche la sezione del sito dedicata a questo antico itinerario di pellegrinaggio.


Esplorate la sezione dedicata alla Via Francigena 🥾

Cartello turistico marrone con freccia verso destra e scritta “via Francigena”, pittogramma del pellegrino e bandiera europea su palo di legno; prato sullo sfondo.

Il logo ufficiale della Via Francigena, con il pellegrino stilizzato che accompagna ancora oggi i viandanti lungo il percorso di questo storico itinerario europeo.

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About Simone 17 Articles
Slow traveller dal 2009. Per oltre dieci anni ho viaggiato in modo alternativo e avventuroso: a piedi, in bici, perfino in autostop. Il volontariato è stato il mio modo preferito di esplorare: mi ha permesso di immergermi nelle culture locali, contribuire e allo stesso tempo scoprire nuovi stili di vita. A 31 anni ho messo in pausa i viaggi a tempo pieno, ma ho iniziato a ospitare viaggiatori alternativi a casa mia: un altro modo di esplorare il mondo, restando fermi. Il mio sogno? Fare il giro del mondo con un gruppo di amici, ovviamente con la giusta lentezza, lontano dai percorsi turistici.

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