L’insostenibilità del turismo: è necessario ripensare ad un nuovo modo di viaggiare

 Di solito parliamo di viaggi veri e propri, e non di turismo. Oggi facciamo uno strappo alla regola, anche perché la maggior parte di noi non ha il tempo di fare viaggi lunghi e “lenti”: se si viaggia turisticamente è bene farlo seguendo alcuni criteri, non solo per massimizzare la qualità dell’esperienza ma anche per rispettare le persone e l’ambiente dei posti che visitiamo.
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Turismo in-sostenibile

Viaggiare lontano, in maniera turistica, spesso è molto dannoso. Certo, ormai è diventato più economico per gli italiani farsi una settimana di vacanza in Marocco o in Thailandia, piuttosto che una settimana in Liguria; il boom turistico nei paesi esotici si è affermato con l’avvento del low-cost, ovvero una maggiore accessibilità dei prezzi e un maggior numero di offerte speciali. Il motivo per cui i prezzi sono così bassi è perché il turismo di massa tende a esternalizzare i costi.

Cosa significa esternalizzare? Significa che a pagare per quei viaggi non siamo noi, ma la gente del terzo mondo: le popolazioni autoctone pagano innanzitutto con la perdita dei loro territori e delle loro risorse. Infatti gli imprenditori occidentali, investendo nei cosiddetti paradisi fiscali, approfittano delle deboli politiche economiche di questi luoghi per cementificare a basso prezzo sottopagare gli abitanti, che dovrebbero essere invece i legittimi custodi e proprietari delle bellezze locali.

Low cost quanto ci costi

Oltre a questo, per raggiungere tutti questi posti lontani bisogna prendere l’aereo,  mezzo fortemente nocivo per la salute degli uomini e dell’ambiente, (tema approfondito in questo post).  Le agenzie di volo, esattamente come le grandi industrie e le multinazionali, riescono a mantenere prezzi molto bassi acquistando mezzi e materie prime in paesi dove i lavoratori hanno pochi diritti e l’acquisto di carburante ed altri materiali è decisamente basso.

La situazione non cambia per le navi da crociera. Molto spesso si scoprono lavoratori sottopagati o non in regola a bordo delle lussuose imbarcazioni, proprietà di anonimi azionisti (miliardari).
Dunque, se il prezzo è basso è necessario chiedersi perché. Nei viaggi, così come in altri settori economici, oggi solo ciò che non si paga costa davvero; tutto ciò che diamo per scontato e a basso prezzo è spesso frutto di coercizione, sfruttamento e schiavitù di persone che operano lontano dai luoghi in cui viviamo. Oltre a questo è importante sottolineare come l’imperialismo economico dei paesi occidentali tenda ad omologare e distruggere l’autenticità e l’identità culturale dei popoli sottomessi.

Un esempio di turismo anti-etico

turismo sostenibile
Per maggiori informazioni digita “PADAUNG la vergogna degli zoo umani” su google.

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Un esempio di turismo fittizio e disumano è quello dei Padaung in Thailandia.
Avete presente le donne giraffa della Thailandia? Sono quelle donne famose per le collane d’ottone che stringono il loro collo fino ad allungarlo quasi come fossero delle giraffe. Queste donne ogni anno attraggono milioni di turisti ma non tutti sanno cosa si nasconde dietro questo business.
I “Padaung” (così si chiamano queste tribù), sono originari della Birmania. Il regime Birmano li costrinse a fuggire e a rifugiarsi in Thailandia dove sono stati sistematicamente sottomessi. Si raccontano diverse leggende circa l’usanza di questi collari, simboli di bellezza: se è vero che un tempo l’applicazione degli anelli avveniva in maniera totalmente volontaria da parte delle donne, oggi pare che le cose siano un po’ cambiate. Le giovani ragazze padaung subiscono spesso abusi e violenze, non hanno libertà di espressione e sono costrette ad indossare questi anelli dorati fin da bambine. La pena per le dissidenti che vogliono fuggire è la prigione, che si traduce in maltrattamenti, torture, abusi.
Questo turismo costituisce, in termini monetari, un’ottima fonte di approvvigionamento per i Thailandesi. Tuttavia le donne giraffe non conoscono emancipazione, non sono libere di fuggire, e questo avviene soprattutto grazie ai turisti che alimentano con i loro soldi le tasche degli scaltri imprenditori thailandesi. Si tratta di un grosso inganno: si paga per vedere una cultura sottomessa, fittizia, perché gli uomini e le donne che vi fanno parte vorrebbero liberarsi e uscire dalle loro gabbie, quasi come fossero animali tenuti in uno zoo.

Cosa possiamo fare?

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Il primo passo è essere consapevoli

Informiamoci bene quando scegliamo di viaggiare in un paese straniero, in particolare del terzo mondo. Studiamo attentamente i luoghi che vogliamo visitare, e chiediamoci se la nostra visita possa in qualche modo nuocere le popolazioni locali e l’ambiente naturale.

Molti turisti pensano che viaggiare in un paese del terzo mondo possa aiutare i suoi abitanti a crescere economicamente poiché si investono soldi nei loro territori. Noi ci opponiamo a questa logica della crescita, perché non porta affatto alcun benessere alle popolazioni autoctone. E’ solo un modo per importare il nostro modo di fare economia all’estero, con tutte le conseguenze e i problemi tipici di questa mentalità economica. I tesori naturali degli altri paesi non appartengono a noi e rispettarli è un nostro dovere!

Scegliere di fare volontariato in questi paesi anziché turismo, non è solo una maniera concreta per aiutare questa gente ma è anche un bel modo per viaggiare in maniera autentica, per vivere un’esperienza significativa che ci può cambiare profondamente. Dopo esperienze simili, molte persone scelgono di cambiare per sempre la loro vita. In fin dei conti questa è la ricchezza che un vero viaggio dovrebbe essere in grado di donarci: un cambiamento interiore, un modo nuovo di vedere il mondo e interagire con gli altri.

La consapevolezza è senza dubbio il primo passo per smettere di partecipare a questi crimini legalizzati e contribuire a cambiare il mondo.

Leggi questi semplici principi dell’AITR per viaggiare in maniera rispettosa:

L'estate è alle porte e molti sono in partenza per nuove avventure… Vi proponiamo qui sotto una serie di principi…

Pubblicato da Viaggiare con lentezza su mercoledì 13 giugno 2018

Leggi il post sul turismo frenetico qui.

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