Il mio cammino di Santiago: un brutto incontro

Simbolo del Cammino di Santiago inciso su una pietra segnavia in primo piano, con due pellegrini in marcia verso un villaggio spagnolo sullo sfondo, lungo un tratto collinare del percorso

Questo racconto introspettivo è il seguito di una serie di puntate curate da Alessia B. e dedicate al cammino di Santiago de Compostela. Se non avete letto le prime pagine vi consigliamo di cominciare dalla prima “puntata”: Il mio cammino di Santiago, un viaggio nello straordinario. In questo mini racconto, Alessia ci ricorda che è sempre possibile fare brutti incontri, nella vita così come in viaggio, anche durante percorsi spirituali e pacifici come quello del Cammino di Santiago. L’esperienza raccontata ha un lieto fine e tuttavia, sebbene sia necessario esplorare il mondo con ottimismo e fiducia, allo stesso tempo è raccomandabile viaggiare con la testa”, scegliendo la prudenza e massimizzando la sicurezza intorno a noi. Un viaggio può trasformarsi in un incubo se non vengono messe in pratica misure di cautela e azioni di buon senso.


A 4 km dalla meta

Sono alle porte di Santiago, a 4 km dalla meta, intesa come la Cattedrale. Non dovrei essere qui, questa notte. Dovrei essere alla tappa precedente, ma non mi è stato possibile. Una pensa di essere al sicuro, sul sentiero di un percorso per lo più tranquillo, spirituale. Ma non è così. Il vino bevuto con Anna ieri sera non mi ha fatto svegliare. Sono le 8 del mattino e la colazione in albergue è già esaurita. Parto tardi rispetto al solito ed affamata, così mi rifugio in un bar di Arzùa.

Ultreya, dice l’insegna, che mi attira a sé.

Sono sola ed ordino la classica tostada, quando un portoghese che immediatamente non mi ispirava troppa fiducia attacca bottone e mi paga la colazione.

Ha qualche anno più di me e certo, non si giudica l’aspetto dalla copertina , benché in viaggio da mesi, non è comunque paragonabile a quello dei miei compagni precedenti.

Io non posso saperlo ancora perché mentre lo fa, io sono ancora seduta a bere cafè con leche.

Non l’avrei mai ringraziato, ma in fondo andava bene così.

Un brutto episodio del cammino

Purtroppo – e lo dico con il senno di poi – mi aspetta e non mi molla mai durante tutto l’arco dei 20 km che mi separano dalla meta della prima tappa.

Mi sono nascosta, l’ho supplicato di lasciarmi stare ma non mi ha ascoltata. Mi segue, mi spaventa. Resto indietro e lui mi aspetta, ché tanto la strada è una sola.

Tiro dritto, correndo, fermandomi e poi correndo di nuovo. Macino in poche ore 28 km.

Le tappe dovevano essere così suddivise: 20+20+3 da suddividere in 3 giorni. Ogni programma è saltato.

Il militare

Sono estremamente spaventata: mi accodo a 6 spagnoli di mezza età favolosi, di Alicante. Hanno l’età dei miei genitori, mi proteggono e cercano di fermare quel militare invasato che dopo una missione andata male si promise di fare tutti i cammini di Europa, per poi spostarsi in Sud America.

Segue il Cammino Primitivo, che, mannaggia, in quel punto si incontrava su quello francese.

Un incubo durato diverse ore. Non ricordo niente dei paesaggi, non ho foto. Ricordo solo tanta ansia e paura in risposta alle minacce “Ti troverò ovunque, anche a Milano, entrerò in ogni Albergue a chiedere se ci sei”.

Così, dopo essermi consultata con i miei 6 nuovi genitori spagnoli, prelevo e chiamo un taxi, che mi porterà fino alle porte del monte do Gozo, distaccandomi dal militare di almeno 10 km – qualche ora di cammino.

Una lezione del cammino, nonostante tutto

Sono le 10 di sera ma continuo ad avere paura.

4 km alla meta, questo non può fermarmi.

Sono stremata, emotivamente e psicologicamente. Ma devo trarre una lezione anche da questa giornata, perché ho imparato a cercarla, dopo questi km, anche laddove non sembra esserci.

Oggi, ho capito che a volte è necessario chiedere aiuto e che devo continuare a fidarmi delle persone, del cammino.

L’ultimo insegnamento di questa avventura straordinaria.

Spero con tutto il cuore le mie strade non si incrocino più con lui e mentre lo faccio, mi addormento.


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About Alessia Ballestreri 6 Articles
Sono Alessia, sono un po' psicologa spiccia ed amante della scrittura. Amo i viaggi, cercare vacanze per gli altri, scrivere, la cosmetica, i blog, la fotografia, la lingua inglese, le vite che raccontano di fallimenti e successivi mega successi, la psiche umana e la musica (ascoltata). Queste poche righe sono riduttive: sono un'esplosione di interessi ed una sottospecie di babba in tutto ciò che è pratico. Per VCL ho condiviso parte della mia avventura a piedi verso Santiago de Compostela.

2 Commenti

  1. Prima scrivi che sei a 4 km dalla metà. Poi dici che sei ad arzua che è a più di 30 km da Santiago. Poi dici che sei alla prima tappa. Sinceramente questo racconto mi sembra inventato e paradossale. È un controsenso dall’inizio alla fine. Ho appena fatto il cammino. Prima del Cammino credevo a ciò che avevo scritto, ma adesso avendolo fatto delle cose non quadrano. Poi nel remoto caso ti fosse successo (mi spiace) ma non è coerente!

  2. Più che altro a me dispiace non ci sia una conclusione “un articolo finale che parli del arrivo a Santiago de Compostela”, non ho capito se alla fine Alessia ci è arrivata oppure no. Peccato perchè i primi racconti mi erano piaciuti. Farò anch’io il camino il prossimo anno e chissà vi invierò qualche storia

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