Tradurre parola per parola un modo di dire è spesso il modo più rapido per renderlo incomprensibile. Le espressioni idiomatiche funzionano perché chi parla una lingua ne conosce già il significato figurato: tolto quel contesto, possono comparire cammelli da ingoiare, panini ai gamberetti sui quali scivolare e galline alle quali, prima o poi, dovrebbero spuntare i denti.
Nel 2016 il fornitore di articoli per ufficio Viking raccolse undici espressioni provenienti da altrettante lingue e affidò all’illustratore britannico Paul Blow il compito di rappresentarne visivamente la traduzione letterale. Il risultato fu una piccola serie di illustrazioni costruite proprio sul contrasto fra ciò che le parole sembrano dire e ciò che, nella lingua d’origine, vogliono davvero comunicare.
Questo articolo, pubblicato originariamente su Viaggiare con Lentezza nel 2016, è stato successivamente riscritto e ampliato dalla redazione.
Le illustrazioni riprodotte in questa pagina sono opera di Paul Blow e furono realizzate nell’ambito del progetto promosso da Viking. Viaggiare con Lentezza non rivendica alcun diritto sulle immagini e non dispone nei propri archivi di documentazione che attesti una specifica licenza di ripubblicazione. L’indicazione dell’autore e della fonte è fornita per attribuire correttamente le opere e non equivale a un’autorizzazione al loro utilizzo. I diritti restano ai rispettivi titolari. Per richieste relative alla paternità, ai crediti o alla rimozione delle immagini è possibile contattare la redazione.
Perché i modi di dire sono così difficili da tradurre?
Un’espressione idiomatica possiede un significato che non coincide necessariamente con quello delle singole parole che la compongono. In italiano, per esempio, sappiamo immediatamente che una persona che «ha le mani bucate» non presenta davvero dei fori nelle mani. Chi sta imparando la lingua deve invece conoscere l’espressione nel suo insieme.
Le undici immagini di Paul Blow giocano esattamente su questo meccanismo. L’illustratore prende la traduzione letterale e la trasforma in una scena plausibile soltanto nell’universo dell’immaginazione.
1. Svedese: Glida in på en räkmacka

Traduzione letterale: scivolare dentro sopra un panino ai gamberetti.
Significato: avere vita facile, ottenere qualcosa senza dover affrontare grandi difficoltà o senza particolare sforzo.
La forma svedese normalmente riportata è glida in på en räkmacka. L’immagine del panino diventa quindi una specie di comodo mezzo di trasporto verso il successo.
2. Tedesco: Jemandem einen Bären aufbinden

Traduzione letterale: legare un orso a qualcuno.
Significato: raccontare a qualcuno una frottola, fargli credere una storia inventata o poco credibile.
Nella vecchia versione dell’articolo il significato era ridotto a «confondere qualcuno». L’uso tedesco è più vicino all’italiano «raccontare una balla» o, a seconda del contesto, «prendere qualcuno in giro».
3. Giapponese: ほっぺたが落ちる

Traduzione letterale: mi cadono le guance.
Significato: il cibo è delizioso.
L’espressione giapponese hoppeta ga ochiru viene usata per sottolineare quanto qualcosa sia buono da mangiare. Nell’illustrazione la metafora viene naturalmente presa alla lettera.
4. Inglese: As cool as a cucumber

Traduzione letterale: fresco come un cetriolo.
Significato: essere molto calmi e rilassati, anche in una situazione difficile o stressante.
È probabilmente una delle espressioni più familiari della raccolta per chi conosce l’inglese.
5. Olandese: Haar op de tanden hebben

Traduzione letterale: avere peli o capelli sui denti.
Significato: essere assertivi, sapersi difendere verbalmente e non lasciarsi mettere facilmente in difficoltà durante una discussione.
La grafia presente nella vecchia versione dell’articolo era imprecisa. La forma comunemente attestata è haar op de tanden hebben.
6. Italiano: Non tutte le ciambelle escono col buco

Significato: le cose non riescono sempre come previsto o sperato.
Per un italiano la frase è immediatamente comprensibile. Tradotta alla lettera per qualcuno che non conosce il modo di dire, diventa invece una curiosa osservazione sulla forma dei dolci.
7. Polacco: Musztarda po obiedzie

Traduzione letterale: senape dopo pranzo.
Significato: qualcosa che arriva troppo tardi per essere ancora utile.
È vicino a espressioni italiane come «ormai è troppo tardi». La vecchia pagina VCL mostrava l’immagine senza darle una vera spiegazione nel corpo principale dell’articolo.
8. Arabo: أصوم وأفطر على بصلة

Traduzione letterale: digiunare e poi rompere il digiuno con una cipolla.
Significato: aspettare o impegnarsi a lungo per ottenere, alla fine, molto meno di quanto ci si aspettasse.
L’immagine rende bene il senso della delusione: dopo l’attesa del digiuno, il risultato finale è decisamente modesto.
9. Islandese: Rúsínan í pylsuendanum

Traduzione letterale: l’uvetta alla fine della salsiccia o dell’hot dog.
Significato: qualcosa di piacevole che arriva alla fine, una sorpresa positiva o un piccolo elemento particolarmente gradito.
La forma pubblicata nella vecchia versione dell’articolo risultava mescolata nell’ordine delle parole. L’espressione islandese attestata è rúsínan í pylsuendanum e ha una storia più antica della campagna illustrata: fonti linguistiche islandesi ne documentano esempi almeno dal XX secolo, con forme precedenti riferite semplicemente alla «uvetta alla fine».
10. Norvegese: Å svelge noen kameler

Traduzione letterale: ingoiare qualche cammello.
Significato: accettare qualcosa che non piace, fare una concessione oppure riconoscere di dover cedere su una posizione.
L’immagine funziona perché trasforma una concessione difficile da «mandare giù» in qualcosa di materialmente impossibile da inghiottire.
11. Francese: Quand les poules auront des dents

Traduzione letterale: quando le galline avranno i denti.
Significato: mai, oppure quando accadrà qualcosa considerato praticamente impossibile.
L’Académie française registra questa espressione proprio fra le formule usate per indicare qualcosa che non avverrà.
Chi è Paul Blow?
Paul Blow è un illustratore britannico e visual communicator. Nel corso della sua carriera ha lavorato per testate, editori e aziende internazionali. Il suo stile utilizza spesso immagini concettuali, humour e situazioni volutamente assurde: caratteristiche particolarmente adatte a un progetto costruito sulle traduzioni letterali dei modi di dire.
Nel caso di questa serie, l’idea visiva è semplice ed efficace: invece di spiegare immediatamente il significato dell’espressione, l’illustrazione mostra per prima cosa ciò che succederebbe se prendessimo le parole completamente alla lettera.
Tradurre un modo di dire significa tradurne il senso
Questi undici esempi ricordano perché conoscere singole parole e regole grammaticali non basta sempre a comprendere una lingua. Modi di dire, metafore e riferimenti condivisi appartengono all’uso quotidiano e cambiano nel tempo, da una comunità linguistica all’altra.
Una buona traduzione cerca quindi un’espressione equivalente oppure spiega il significato, invece di riprodurre meccanicamente le singole parole. È proprio nello spazio fra traduzione letterale e significato reale che le illustrazioni di Paul Blow trovano la loro ironia.
Fonti e approfondimenti Per ricostruire il progetto e aggiornare questa pagina sono stati consultati il progetto dedicato agli idiomi pubblicato da Viking, il sito professionale di Paul Blow e fonti linguistiche relative alle singole espressioni, tra cui Genootschap Onze Taal per l’olandese, Wielki słownik języka polskiego PAN per il polacco, Vísindavefurinn per l’islandese e Académie française per il francese. Per la nota sui diritti delle immagini è stata consultata anche la documentazione europea sul copyright.
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