Intervista ai “Seven On The Road”

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Famiglie “Ontheroad” come quelle di Captain Fantastic o Little Miss Sunshine non sono solo una fiction cinematografica, ma una realtà per molti: oggi andiamo ad intervistare una famiglia, tutta italiana, composta da sette membri che da anni vivono uno stile di vita praticamente nomade. Abbiamo voluto intervistarli per conoscere meglio la loro filosofia di viaggio e di vita. Scoprite il dietro le quinte di una nomad family.

1. Ciao Virginie, Massimo, Tommaso, Alice, Asia, Mattia e Sofia! Raccontateci un po’ di voi!

Siamo Virginie, di mamma belga e papà veneto, Massimo originario di Sava in Puglia e abbiamo 5 figli Tommaso 16 anni, Alice 15 e Asia 13, nati a Trieste, Mattia 11, nato a Grosseto, e Sofia 7, nata a Salvador de Bahia in Brasile.

2. Com’è iniziato il progetto Seven On The Road?

Fino al 2009, eravamo una famiglia piuttosto tradizionale, eravamo abbastanza ben inseriti nel sistema. Avevamo già molti dubbi a riguardo ma eravamo presi negli ingranaggi della “normalità”. Avevamo studiato, ci eravamo entrambi laureati, Massimo era un dipendente statale e un futuro avvocato, io ero una geologa anche se già alla nascita di Tommaso avevo deciso di fare la mamma; ci eravamo sposati, avevamo comprato casa con un mutuo… Dopo un periodo molto difficile, ho perso entrambi i miei genitori nel giro di pochi mesi. A giugno del 2008 abbiamo deciso di fare un viaggio di un mese in Brasile per andare a trovare un amico di Massimo e cambiare aria.

Brasile 🇧🇷 2009

All’epoca i nostri primi 3 figli avevano 5, 4 e 2 anni e Mattia aveva 7 mesi. È stato un colpo di fulmine! Tornati in Italia, era l’inizio della crisi economica, siamo riusciti a vendere la nostra casa nel giro di 3 mesi, un segno per noi, Massimo ha mollato il tanto ambito lavoro statale e siamo partiti con quello che riuscivamo a mettere in valigia. Da lì in avanti, abbiamo fatto un lungo percorso che ci ha portati ad essere quello che siamo oggi. Dopo quasi 8 anni di vita in Brasile, abbiamo proposto ai ragazzi di fare un viaggio di un anno in Europa, volevamo fargli conoscere meglio l’Italia e andare fino in Portogallo. Avendo un budget molto limitato, abbiamo deciso di comprare un vecchio camper, abbiamo ridotto al minimo le nostre cose ed è iniziata la storia dei Seven on the road.

3. Dove vi ha portato il viaggio?

Sono quasi 3 anni che siamo rientrati in Europa, i bimbi ci hanno chiesto di provare a fermarci, abbiamo girato l’Italia per lungo e per largo, facendo i volontari in cambio di cibo. Abbiamo anche passato periodi stanziali perché siamo in 7 e ogni tanto abbiamo bisogno di stare più comodi e più larghi. Abbiamo vissuto qualche mese a Civitella San Paolo in provincia di Roma e a Pettinengo in provincia di Biella. Siamo andati a raccogliere le olive in Marocco con Workaway. In questo momento, dopo 6 mesi passati in camper tra Francia, Spagna e Portogallo, abbiamo deciso di fermarci per un periodo in Francia. I nostri figli stanno crescendo e sembra vogliano mettere radici.

4. Potreste parlarci di uno dei vostri ricordi più belli?

Sono tantissimi! Il nostro negozio in Brasile, il Paraíso dos Gulosos, con le nostre marmellate e i nostri liquori. Sempre in Brasile, venti giorni vissuti in tenda senza luce né acqua corrente a São Thomé das Letras, esperienza tostissima ma indimenticabile per tutti noi. Il nostro primo incontro col nostro camper comprato a distanza tramite il fratello di Max mentre ancora stavamo solo progettando il nostro ritorno in Europa; il nostro ritorno a Trieste dopo tanti anni, città in cui ci siamo conosciuti, innamorati e dove sono nati i nostri primi 3 figli, loro non se la ricordavano e l’hanno amata quanto noi; Mattia che vede la neve per la prima volta; mietere a mano il grano antico assieme a delle persone che sono diventate carissimi amici; andare a Parigi con le nostre figlie, era uno dei loro sogni… poi svegliarci in un posto diverso ogni giorno, in montagna, in riva al mare, in città…

5. Qual è, per voi, il vero significato del viaggio?

Famiglie nomadi, famiglia nomadi, famiglie on the roadPer noi viaggiare significa aver voglia di conoscere veramente luoghi e persone, significa capire le abitudini delle popolazioni, significa scambiare, amare, mettersi in discussione.

6. Cosa mettete di solito nei vostri bagagli?

Viaggiamo in 7 e quindi abbiamo dovuto imparare a viaggiare con poco. In realtà abbiamo imparato a vivere con poco sempre, anche da stanziali, abbiamo ridotto molto le nostre cose. In camper, ognuno di noi ha un piccolo armadietto e ci deve stare tutto! Quello che non manca mai sono i libri anche perché i nostri figli non vanno a scuola, la nostra pasta madre che ha oltre 100 anni, le nostre piantine, i nostri semi da scambiare e regalare e gli attrezzi di Max per essere indipendenti ogni volta che si presenta un problema in camper.

7. Cosa ne pensate del turismo tradizionale?

È una questione di gusti ma noi evitiamo le mete molto turistiche. Non dipendendo dalle ferie e dai weekend, evitiamo anche di viaggiare nei periodi più affollati. Se per turismo tradizionale intendete solo un turismo più comodo, non abbiamo niente in contrario. Diverso è il discorso se invece intendete quei viaggi che non rispettano i luoghi e i loro abitanti, il turismo di massa, non lo condividiamo.

8. Come si fa a mantenere la famiglia per viaggiare a lungo termine?

Possiamo solo parlare della nostra esperienza. Dal Brasile, ci arriva un piccolo affitto, non è molto e non basta, ma è una base. Poi facciamo lavori saltuari, barattiamo, ricicliamo, auto-produciamo, compriamo di seconda mano, facciamo volontariato in cambio di vitto ed alloggio.

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Abbiamo scelto di vivere con poco, di avere poche cose: sembrerà impossibile ma libera tantissimo! Abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo a vivere e non ad accumulare cose… nel momento in cui ti liberi delle compere, del supermercato, dei mille impegni di cui vengono riempite le vite dei bambini e scegli tu, con la tua testa, le cose che ti rendono felice, smetti di correre perché ti rendi conto che serve molto meno denaro.

9) Come imparano i vostri figli?

Con i nostri figli pratichiamo l’apprendimento libero, in inglese si chiama un-schooling. Significa che li lasciamo liberi di apprendere quello che più gli interessa. Non abbiamo orari e non seguiamo programmi. L’unica regola è che devono leggere almeno un’ora al giorno, scelgono loro il proprio libro. Di libri ne abbiamo tanti, in portoghese, in italiano e in francese, le 3 lingue che parliamo in casa, cerchiamo sempre di avere una buona connessione internet, accendiamo lampadine nelle loro teste e siamo sempre a loro disposizione quando hanno domande. La loro curiosità fa il resto, guardiamo documentari, studiamo la geografia e la storia partendo dagli interessi che nascono in viaggio… Quando hanno domande, i più grandi sanno documentarsi anche da soli, ma se ne parla. Quando invece non ci riescono o noi non siamo in grado di rispondere, studiamo insieme a loro.

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10. E i lati negativi del viaggio con la famiglia?

Noi abbiamo scelto di vivere a tempo pieno con i nostri figli già nel momento in cui abbiamo scelto tutti insieme di vivere senza scuola. Non pensiamo ci siano lati negativi al viaggiare con la famiglia, amiamo vivere e viaggiare con i nostri figli. Assaporiamo ogni attimo perché sappiamo che non sarà per sempre. Siamo affiatati, ci rispettiamo, per questo riusciamo a vivere bene anche in uno spazio piccolo come il nostro camper. Forse l’unico neo è che il costo di qualunque cosa che vogliamo fare è moltiplicato per 7: vogliamo mangiare un gelato è caro, vogliamo visitare un museo, è caro, vogliamo prendere la metro o l’autobus, è caro… Ma quasi sempre riusciamo a fare le cose lo stesso, mangiamo una sola pallina di gelato, chiediamo qualche sconto famiglia, camminiamo…

11. Consigliereste questa esperienza ad altre famiglie?

Viaggiare come lo facciamo noi non è per tutti, Bisogna amare vivere 24 ore su 24 col proprio compagno e con i propri figli. Spesso rinunciamo alle comodità, stiamo stretti, non sempre abbiamo i nostri spazi. Ma è un’esperienza incredibile che consiglierei a chiunque non abbia paura di uscire dalla propria zona comfort. È da provare, poi non è detto che non si possa tornare alla propria vita normale finito il viaggio. Noi non ci siamo tornati e non vogliamo tornare alla nostra vita di prima ma è una nostra scelta.

 

12. Cosa ne pensate del viaggio lento?

I viaggi per noi sono solo lenti, zaino in spalla, a piedi, col nostro camper dell’82 che spesso è una lumaca, per le stradine… in 3 anni non abbiamo mai preso l’autostrada.
È poter decidere di fermarsi in un posto in cui ci troviamo bene, è poter stare qualche giorno in più con delle persone con cui abbiamo voglia di stare.

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13. Un messaggio che vorreste lasciare ai lettori

Il nostro messaggio è questo: osate, pensate con la vostra testa, provate, uscite dagli schemi in cui ci hanno inscatolati, non seguite chi vi dice “abbiamo sempre fatto così”, godetevi i momenti, amate la vita, non abbiate rimpianti, siate entusiasti, non abbiate paura di vivere e soprattutto dedicate il vostro tempo alle persone a cui volete bene!

Gallery fotografica:

Guarda questa nostra vecchia intervista video ai Seven On The Road

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