Il nostro racconto sulla camminata da Camogli a Portofino. Sesta parte.
.
Compagni di disavventura
Si chiamano Philip, Lily e Michael, e sono i tre viandanti che abbiamo incontrato durante il fatidico percorso da San Rocco Camogli a San Fruttuoso. Sono una coppia di ragazzi e un professore, tutti tedeschi, con i quali abbiamo comunicato in inglese. Il professore in realtà parla un italiano perfetto avendo un genitore ligure e avendo insegnato in Italia per molti anni.Il sentiero lo termineremo insieme a loro, dopo circa sei ore di cammino (contro le due ore e mezza previste dal cartello di San Rocco). L’incontro è stato un colpo di fortuna per noi. Aver trovato dei compagni lungo questo percorso, ha decisamente sollevato il nostro morale!
Sentieri segnalati male?
Sia noi che loro, non siamo riusciti a spiegarci come un sentiero del genere possa essere lasciato aperto ai turisti senza particolari segnalazioni. La pro-loco non ci aveva avvertiti del reale impegno richiesto dalla camminata, con dislivelli di oltre 400 metri e precipizi che si affacciano sul mare! Forse non è niente di strano per chi di camminate se ne intende. Ma noi non siamo escursionisti esperti e certe camminate non sono per tutti. Nel cartello dei percorsi escursionistici viene segnalato che la via è molto impegnativa e dura circa due ore e mezza. Com’è possibile che ci abbiamo messo sei ore? In Germania, dicono Philip e Lily, i cartelli scrivono tempi di percorrenza realistici addirittura in eccesso: se il tempo previsto, segnalato nel cartello, è di un ora, significa che un escursionista comune lo percorrerà in 45-30 minuti.

Cosa è successo quindi?
È certamente possibile che ci siamo sbagliati: abbiamo imboccato un sentiero diverso, uno piuttosto lungo e pericoloso. Tuttavia, il fatto che non siamo stati gli unici a prendere una via sbagliata ci fa pensare a due possibilità:
- i sentieri sono stati segnalati male, oppure
- i tempi di percorrenza e la difficoltà sono stati sottovalutati dagli enti locali.
Lasciamo giudicare e commentare a chi di voi lettori conosce e/o ha già terminato con successo il percorso.
La forza della compagnia

“In una situazione di sopravvivenza, ci si può dare del tu” ci dice il prof. Michael facendo un po’ d’ironia. Il fisico di un sessantenne risponde in maniera differente rispetto a quello di un giovane ma Michael ha ancora sete di avventure. Non abbiamo ben capito cosa lo abbia spinto a compiere quel cammino tortuoso, ma per tutto il tempo è riuscito a sopportare bene lo sforzo, conservando sempre abbastanza fiato per andare avanti e conversare con noi.
Sono state chiacchierate interessanti, discorsi e riflessioni degne di un docente universitario, che per l’appunto è il suo lavoro. Tante citazioni, storiche e culturali, hanno distratto la nostra testa e reso più leggero il passo verso la destinazione; non potevamo desiderare accompagnatore migliore.
Philip e Lily si sono rivelati una coppia molto generosa e solidale. Ci hanno offerto da bere e da mangiare, nonostante il fatto che anche le loro scorte stessero terminando. Ci siamo scambiati qualche battuta sui rispettivi primi ministri e sulla cultura delle nostre nazioni. Hanno voluto aspettarci, quando le nostre gambe hanno cominciato a cedere prima delle loro.
Rallentare

Ci sono stati momenti di silenzio e di riposo durante la scalata, soprattutto nelle fasi più critiche del percorso (quelle in salita). In questi frangenti abbiamo sentito solo il nostro respiro, il ritmo del battito del cuore, il rumore dei nostri passi e quello dei compagni, rimanendo soli con noi stessi dentro questa musica. Abbiamo cominciato a pensare e riflettere intensamente, come raramente ci capita di fare. Quando camminiamo siamo costretti a concentrarci sul cuore, sulla fatica, sugli ostacoli che abbiamo davanti e che sono metafora di quelli che incontriamo durante la nostra vita.
Per raggiungere un istante di serenità, per capire chi siamo e dove vogliamo andare, non è certo necessario scalare l’Everest o compiere avventure estreme. Basta rallentare il passo, ovunque ci troviamo e qualunque cosa stiamo facendo. A volte bastano piccoli gesti, come chiudere gli occhi, concentrarsi sul proprio respiro per qualche secondo: in un attimo si entra in un mondo magico, il nostro mondo interiore.
Arrivo a San Fruttuoso
Finalmente, dopo tanta fatica, raggiungiamo San Fruttuoso, una piccola baia collocata in mezzo ad un’insenatura naturale. Dopo un sussulto di gioia e felicità ci spogliamo per tuffarci nell’acqua cristallina.
E’ stato il tuffo più bello, più rinfrescante e rigenerante della nostra vita!
E vorremmo ben dire…dopo sei ore di camminata!
Il tutto premiato dall’atmosfera magica del posto.
A dare ancora più valore alla piccola baia nascosta ci sono i resti millenari dell’abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte e la torre dei Doria, ora proprietà del FAI.
La cosa interessante della baia di San Fruttuoso è che è raggiungibile solo con lentezza: via mare o a piedi (da Camogli o da Portofino). Infatti non ci sono strade di cemento che si possono percorrere con l’auto. Il piccolo villaggio di San Fruttuoso è circondato da una fitta boscaglia e… nasconde tantissimi segreti. Quanti viandanti dallo spirito romantico, approdandovi, non hanno pensato di trasferirsi qui per rimanerci qualche tempo a riposare? E’ pur vero che oggi, d’estate, convogli di barche trasportano innumerevoli quantità di turisti tutti i giorni, ma noi abbiamo voluto fermarci oltre l’orario delle visite, quando la chiassosità dei turisti scompare, l’ombra della montagna investe la spiaggia e gli animi si perdono in uno strano senso di abbandono.
Notte in spiaggia
Dopo un paio d’ore è il momento degli addii: Philip e Lily prendono l’ultimo traghetto per tornare alla civiltà. Michael, il nostro professore universitario, decide di continuare a camminare per raggiungere Portofino ma si perde nelle chiacchiere e si fa tardi. Quando comincia il cammino è già troppo buio, per questo lo vediamo tornare indietro mezz’ora più tardi. Si fermerà a dormire con noi e ci racconterà molte altre storie, sulla sua vita, sulla magia di San Fruttuoso, compresa la storia dell’abbazia e del Cristo degli Abissi (vedi il video sotto). Noi gli raccontiamo delle nostre passate esperienze di viaggio, la nostra idea di vivere in maniera diversa, lontano dalla logica dei consumi e del profitto. Questo incontro del destino è stato davvero speciale per entrambi, un incontro che solo un viaggio con lentezza può regalarci. Ci siamo addormentati sulla spiaggia, con il clima ideale, in un posto magico e una nuova avventura ad attenderci l’indomani: la camminata fino a Portofino.


I giorni seguenti li abbiamo trascorsi “turisticamente” alle Cinque Terre e a La Spezia. Per questo abbiamo ritenuto opportuno terminare qui i nostri racconti di Liguria con lentezza .
Sulle Cinque Terre, però, abbiamo pubblicato una piccola guida con consigli per visitarle. Clicca qui per leggerla. 👈
GUARDA I VIDEO QUI SOTTO
IL VIDEO DEL CRISTO DEGLI ABISSI (che ahimè non abbiamo potuto vedere, non essendo equipaggiati per le immersioni subacquee. [Se non riesci a vederli scorri la pagina fino al fondo e clicca su Modifica Consensi nella sezione Informativa Privacy]
IL VIDEO DEL FAMIGERATO PASSO DEL BACIO. Un percorso che ci ha fatto dannare, ma che alla fine ci ha davvero stregato. Guardate e comprenderete la magia di questa avventura, la bellezza e l’incanto della natura Ligure. 👇🔍
Tutti i post di Liguria con Lentezza 📌
- Nervi ⏭️
- Il vecchio e il mare ⏭️
- Camogli ⏭️
- Una dura salita verso San Rocco Camogli ⏭️
- Il passo del bacio: la via delle catene da Camogli a San Fruttuoso ⏭️
- San Fruttuoso ⏭️



Dev’essere davvero un posto stupendo! Bella l’idea di arrivarci a piedi!
Ottimo spunto per la prossima avventura di quest’estate.