Fuori dal sistema: a caccia di stili di vita alternativi in Europa

Vivere nei boschi

Portogallo, Biblioteca di Castelo de Vide. Terça-feira, 31 de agosto de 2011 

Eccoci con un nuovo piccolo aggiornamento, dalla biblioteca di Castelo de Vide. Anche queste come quelle precedenti sono giornate lente e formative. Se sei qui per la prima volta, questo post fa parte di una serie di aggiornamenti del nostro viaggio senza soldi, da Torino a Lisbona.
Con la nostra attuale host Emilie e con i suoi amici discutiamo per ore riguardo ai viaggi, ai soldi e alla libertà. Quando si parla di soldi in particolare, gli animi si accendono. C’è chi si arrabbia quando sente dire che “si può vivere senza soldi”. Qualcun altro si entusiasma e fa notare che noi lo stiamo facendo.
Loro lo stanno facendo perché sono giovani e bla bla bla…  
Heidemarie Schwermer ha 60 anni, eppure anche lei lo fa e… bla bla bla.
Il discorso va avanti all’infinito. Personalità diverse riflettono esperienze, punti di vista e modi di pensare diversi.
 

Difficile andare d’accordo su tutto, su alcune cose però sembrano non esserci dubbi: la guerra, lo sfruttamento delle risorse, la corruzione, l’inquinamento, il riscaldamento globale, gli sprechi e le ingiustizie sono tutte questioni che non si possono più ignorare e che sono strettamente legate al nostro modo di rapportarci con il denaro.

Viviamo dentro un sistema che funziona solo ed esclusivamente con i soldi. Senza soldi tutto crollerebbe. Eppure abbiamo vissuto centinaia di migliaia di anni, lavorando e producendo senza essere motivati dal profitto. Costruivamo case senza soldi. Educavamo i nostri figli senza soldi. Crescevamo verdura e frutta dagli alberi senza soldi. Ci prendevamo cura gli uni degli altri senza essere motivati dal denaro. Che cosa ci motivava allora che non riesce più a motivarci oggi?

Monetizzazione del pensiero

Fin da quando siamo piccoli siamo abituati a pensare al denaro come a qualcosa di naturale e necessario. Per questo quando vogliamo costruire le scuole o gli ospedali ci chiediamo se ci sono “i soldi” anziché le risorse materiali che servono effettivamente per costruirli. I soldi sono un costrutto artificiale che abbiamo inventato per commerciare. Il problema è che non esprimono una capacità di produrre, ma solo una capacità di acquisto. Il risultato è che chi ha i soldi ha anche il potere di controllare merci, persone, risorse, servizi a proprio piacimento. Chi non ce li ha invece non ha accesso alle cose di cui ha bisogno. Il sistema monetario crea inevitabilmente disoccupazione, disuguaglianze, conflitti, risentimenti, corruzione e differenze sociali.

Una terza via dev’essere possibile. Dobbiamo metterci a cercarla.

Noi ci siamo messi in viaggio anche per questo: per ricordare a noi stessi e ai nostri amici che i soldi sono pezzi di carta. Possiamo realizzare tante cose anche senza di essi. Abbiamo solo bisogno di un po’ di buona volontà. E di metterci d’accordo.

Vivere fuori dal sistema

fuori dal sistema
Una casa costruita con i rifiuti per essere “fuori dal sistema”

I nostri nuovi amici parlano soprattutto di vivere fuori dal sistema e qui, a Castelo de Vide, sono molte le persone che si allontano dagli schemi imposti, come meglio possono. A pochi chilometri di distanza c’è una comunità raw-foodiana*, gestita da un gruppo di tedeschi. Forse la andremo a visitare, chissà. Se ne parla male per lo più: la loro volontà di essere liberi dal sistema economico tradizionale li spinge a privarsi di cure mediche essenziali; sembra che molti di loro abbiano seri problemi di salute. E’ meglio essere liberi, però malati, oppure schiavi ma sani?

E tuttavia, non bisogna mai dare retta alle dicerie della gente che vive fuori da una certa scelta di vita. Bisogna andare a verificare di persona e vedere con i propri occhi.

La maggior parte delle persone con cui abbiamo dialogato spera nella politica: al mondo manca soltanto un politico onesto e competente che “aggiusti” le cose. Qualcun altro ancora si chiede: “e se invece di cambiare le cose da dentro il sistema non provassimo a cambiarle da fuori?”

La politica dei nostri paesi sembra essere schiava dei grandi interessi economici. Sia a destra che a sinistra la concezione del sistema economico è molto simile: identificano infatti la felicità e il benessere dei cittadini con la crescita materiale. Ma essere ricchi, avere più soldi, possedere “di più”, non sono cose che rendono necessariamente felici.

Se ciò fosse vero, il nostro esperimento sarebbe già fallito da un pezzo: ci siamo posti nella condizione economicamente più bassa possibile, ovvero stiamo viaggiando senza (utilizzare) soldi: possiamo testimoniare che si può essere felici con poco (e in alcuni casi con niente). Sono le esperienze che viviamo che ci fanno sentire ricchi. È anche per questo che non attendiamo il cambiamento “dall’alto” o “da dentro”: il cambiamento siamo noi, qui e ora.

Vogliamo scoprire attraverso questo viaggio (e attraverso altri viaggi futuri), se nuovi stili di vita siano possibili.

La comunità di Damanhur

A proposito di vivere fuori dal sistema, i nostri nuovi amici ci hanno chiesto informazioni sulla comunità torinese di Damanhur. Ne avete mai sentito parlare? Qui all’estero, tutte le persone coinvolte in attività di cambiamento e comunitarismo conoscono Damanhur e ci chiedono sempre con vorace curiosità di parlargliene. Damanhur é una delle comunità intenzionali più  famose nel mondo, situata nel nord d’Italia a poche centinaia di km da Torino (il capoluogo della nostra città); conta un migliaio di cittadini, compresi centinaia di fans e adepti da tutte le parti del pianeta. Persino la famosissima pop-star Sting ha recentemente fatto loro visita.

All’estero Damanhur è considerato un luogo di culto, un esempio di vita sostenibile, alternativa, felice. Una piccola società dentro la società che ha una sua cultura propria (addirittura una sua economia) e dove tutto è, o almeno pare essere, a misura d’uomo. Una realtà che purtroppo non conosciamo e che, chissà, magari andremo a visitare.

La storia di Emilie

vivere nei boschi
Emilie, la nostra host del Portogallo

Pur non sapendo nulla riguardo al fenomeno del downshifting, anche Emilie ha deciso di fare uno scalo di marcia nella sua vita, lasciando il suo ristorante, per occuparsi di altri progetti, che gli porteranno meno denaro in tasca, ma le faranno guadagnare più  tempo libero, per dedicarsi a vecchie e nuove passioni. Come ha sottolineato Emilie, è bello poter cambiare, prendersi una salutare boccata d’aria nei confronti della vecchia routine.

Emilie sa fare tante cose e ha deciso di puntare tutto su se stessa: si guadagnerà da vivere facendo massaggi Shiatsu, insegnando danze elfiche, accompagnando turisti ed organizzando escursioni; in questo modo la sua vita sarà più interessante. Non si è mai troppo vecchi per cambiare. Emilie ha quasi 40 anni, ma è ancora giovanissima nell’aspetto e nello spirito.

Abbiamo conosciuto molte altre persone interessanti. Ad esempio una cantante lirica bravissima che si fa chiamare Patcha Mama e che vive in un’azienda agricola dove mette in pratica i principi di permacultura. Abbiamo anche conosciuto un ragazzo messicano che fa l’autostop e viaggia in compagnia della sua chitarra e sta vivendo esperienze di viaggio simili alle nostre, cercando di utilizzare meno denaro possibile (evviva non siamo gli unici pazzi!).

Questi incontri con personaggi interessanti rinforzano dentro di noi la convinzione che viaggiare espande davvero la mente e offre infinite possibilità.

Vi salutiamo augurandovi momenti di meraviglia intensi come quelli che stiamo vivendo noi in questi giorni!

P.S.: Vogliamo ringraziare tutte le persone e gli amici che ci scrivono e-mail di incoraggiamento, commenti, critiche e messaggi di apprezzamento su Facebook. Grazie! 
*rawfood: dieta a base di cibi non cotti.

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Siamo due ragazzi di Torino che hanno deciso di prendersi del tempo per esplorare l'Europa, senza limiti, senza piani e soprattutto... senza soldi! Ce la faremo? Seguite la nostra avventura!

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